-SUL CORRIERE DELLA SERA:
NUOVA CONFERMA
Tumori al cervello, non c’è legame con i telefoni cellulari
Uno studio australiano cerca ha verificato che dal
1987 (quando sono arrivati i cellulari nel Paese) al 2013 non c’è stato
un aumento dei casi di cancro
di Vera Martinella

Non ci sono dimostrazioni certe
dell’esistenza di un «legame pericoloso» tra telefoni cellulari e tumore
al cervello. E’ questa la conclusione a cui giunge un vasto studio
australiano che ha analizzato i dati di oltre 34mila persone alle quali,
tra il 1982 e il 2012, è stata diagnosticata una neoplasia cerebrale.I
telefonini erano già stati «assolti per mancanza di prove» nel 2010 da
un’ampia indagine condotta dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca
sul Cancro (lo Iarc di Lione) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità,
che un anno dopo aveva però fatto un parziale dietrofront, quando un
gruppo di 34 esperti al termine di una revisione degli studi sul tema
aveva definito i campi elettromagnetici come «possibilmente
carcinogeni», concludendo che la radiofrequenze dei telefonini e di
altri apparati di comunicazioni wireless «potrebbero causare il cancro
negli essere umani».
Lo studio australiano: in 30 anni nessun aumento dei casi di cancro
In questo nuovo studio appena pubblicato
sulla rivista Cancer Epidemiology gli scienziati australiani sono
andati a verificare se, con l’introduzione dei cellulari iniziata nel
Paese nel 1987 (oggi utilizzati da oltre il 94 per cento dei cittadini),
fosse cresciuto il numero di persone che si sono ammalate di cancro al
cervello. «Basandoci sui dati riportati nei registri nazionali relativi
alle diagnosi oncologiche effettuate tra il 1982 e il 2013, abbiamo
verificato che in questo arco temporale si sono ammalati di una
neoplasia del sistema nervoso oltre 14mila donne e quasi 20mila uomini
australiani – scrivono gli autori della ricerca -. Non abbiamo
verificato quanto i pazienti abbiano utilizzato il cellulare, ma dai
numeri emerge che non c’è stato un incremento dei casi tumori cerebrali,
con la sola eccezione della fascia d’età tra i 70 e gli 84 anni. In
questo gruppo di pazienti, però, si può ipotizzare che l’aumento sia
dovuto a un miglioramento della diagnosi (grazie all’introduzione di
nuove tecnologie più efficaci) più che all’uso dei telefonini».
L’esperto: «Non ci sono prove, ma usate il buonsenso»
Nel dibattito che ferve da anni sulla
pericolosità dei cellulari, si alternano non di rado studi che
periodicamente gettano sospetti sul fatto che un loro uso diffuso ed
esteso possa favorire il cancro e ricerche che invece non trovano
riscontro pratico a questi timori. Non di rado è stata chiamata in causa
anche l’affidabilità delle indagini, spesso finanziati (in modo più o
meo chiaro) dalle industrie produttrici di tecnologia. «Resta il fatto –
conclude Francesco DiMeco, direttore del Dipartimento di Neurochirurgia
della Fondazione Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano e docente
alla Johns Hopkins Medical School di Baltimora negli Stati Uniti – che
ad oggi mancano le prove che ci sia un legame fra telefonini, wifi e
tumori al cervello. Dev’essere chiaro che i cellulari non emettono
radiazioni ionizzanti come quelle usate ad esempio per le radiografie,
capaci di provocare mutazioni del DNA, ma solo onde radio che (per
quanto appurato finora) non inducono nelle cellule e nei tessuti
trasformazioni pericolose. Gli unici effetti sanitari avversi delle onde
a radiofrequenza ad oggi accertati sono quelli di natura termica:
ovvero, in pratica, l’energia assorbita viene trasformata in calore
all’interno dell’organismo. Ma questi effetti si verificano solo a
livelli di esposizione molto elevati, parecchio superiori a quanto
avviene con un telefono mobile. Ciò detto, è sempre consigliabile
utilizzare il buon senso: evitare gli eccessi, come per ogni cosa del
resto; utilizzare auricolari e sistemi viva-voce quando possibile; e,
chi fa uso di determinate apparecchiature elettromedicali (come i
portatori di pace-maker), non deve tenere il telefono in prossimità o a
contatto con l’impianto (ad esempio nel taschino della giacca) così da
prevenire eventuali interferenze sul corretto funzionamento del
dispositivo medico».
16 maggio 2016 (modifica il 16 maggio 2016 | 19:53)
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REAZIONE:I NEMICI DELLA SCIENZA SMENTITI.QUESTE COSE LE VENGO DICENDO SIN DALL’INIZIO,ANCHE QUANDO IL TEMPO NON SI ERA ANCORA FATTO,OGGI I 10 ANNI SONO ARRIVATI E PASSA SENZA CHE SI SIA VERIFICATO NE UN SOLO CASO DI MALATTIE TUMORALI.PER CHIUNCHE ABBIA ELEMENTARI CONOSCENZE SCIENTIFICHE MEDICHE L’INOCUITA DELLE ONDE RADIO DEI CELLULARI E’ EVIDENTE MA………..LE FORZE DELL’OSCURANTISMO NON DORMONO MAI.
PER ONESTA INTELLETTUALE VEDIAMO DI SEGUITO LE DUE CAMPANE,A FAVORE E CONTRO, DI QUI SI PARLA SOPRA ANCHE SE BISOGNO NON C’E NE SAREBBE,QUESTA FONDAZIONE VERONESE NON LA CONOSCO E L’ARTICOLISTA NON E’ PROPIO OGETTIVO MA TENDENZIOSO:
1-“ASSOLTI PER MANCANZA DI PROVE” NEL 2010
corriere.it
Tumori: cellulari assolti (per ora)
Donatella Barus (Fondazione Veronesi)
LA RICERCA
I risultati del più ampio studio mai condotto: «Nessun
legame accertato fra telefonini e tumori cerebrali, ma è prematuro dire
che il rischio non c’è»
FUMATA GRIGIA – L’attesa per i risultati dello studio, chiamato Interphone, era quella delle grandi occasioni. Dieci anni di lavoro, 13 Paesi coinvolti (Italia compresa), oltre 10mila interviste e 19 milioni di euro investiti facevano sperare in una parola definitiva sul dilemma che ha accompagnato sin dai suoi inizi il boom planetario della telefonia mobile: accostare ogni giorno il cellulare all’orecchio è pericoloso o no? E invece il responso, apparso con un lungo articolo sull’International Journal of Epidemiology, è stato: «non si può dire, per ora».
LO STUDIO – Da tempo si cerca di capire quale effetto abbiano le radiazioni elettromagnetiche emesse dai telefonini. Le ricerche di laboratorio non hanno dato risposte chiare sui possibili danni a cellule e tessuti, dunque ci si è concentrati sull’epidemiologia, andando a verificare cosa succede in grandi numeri di persone. Lo studio Interphone si è basato su interviste a circa 5mila uomini e donne fra i 30 e i 59 anni che, fra il 2000 e il 2004, hanno avuto una diagnosi di tumore cerebrale, glioma o meningioma, due forme che si ritengono potenzialmente legate rischio-telefonino. A ciascuno è stato chiesto quanto e come avesse usato cellulari negli anni precedenti, e le loro risposte sono poi state confrontate con quelle di oltre 7mila soggetti non colpiti da tumore.
I RISULTATI – Alla fine del lavoro, i numeri non hanno mostrato una correlazione fra l’uso del telefonino e questi due tumori, fatta eccezione per un certo aumento del rischio di glioma nei forti utilizzatori, che però desta qualche sospetto negli autori. Una cinquantina di pazienti, ad esempio, hanno riferito di aver usato cellulari per più di cinque ore al giorno, alcuni perfino 12 ore al giorno. «Questo risultato è probabilmente falsato da motivi psicologici: probabilmente i malati hanno esagerato involontariamente il tempo passato al telefonino – ha spiegato spiega Paolo Vecchia, ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità (che ha diretto lo studio italiano) -. La prova è che questo aumento si ha solo nell’ultimo gruppo di utilizzatori, e non è graduale. Inoltre solo fra i malati c’è chi ha dichiarato utilizzi di oltre 12 ore al giorno, o addirittura in anni in cui il telefonino non era ancora stato inventato».
I TEMPI SONO CAMBIATI – Un secondo problema della ricerca evidenziato dagli stessi autori è che in questi anni le abitudini degli utenti sono molto cambiate. Oggi nel mondo ci sono oltre quattro miliardi e mezzo di sottoscrizioni ai servizi di telefonia mobile, le ore trascorse al cellulare sono aumentate rispetto a quelle registrate in Interphone, secondo cui i più accaniti dichiaravano una mezz’ora al giorno.
NON CI SI FERMA QUI – Mai come in questo caso, hanno commentato gli osservatori, è calzante il vecchio ritornello «servono ulteriori studi», specie sui più giovani, che fra chiamate e messaggini ora sono al cellulare in media un’ora al giorno, su periodi di tempo più lunghi e su altre malattie, come i tumori delle ghiandole salivari e i neurinomi dell’acustico. Fra le ipotesi sollevate c’è anche quella di utilizzare i dati delle compagnie telefoniche per avere informazioni oggettive sui consumi. Al di là delle tante proposte di metodo, il nodo che tutti riconoscono è che indagini di questo tipo richiedono sforzi colossali e costi enormi. Comunque si va avanti: il mese scorso è già stato lanciato uno studio che recluterà 250mila partecipanti e li seguirà per 30 anni.
20 maggio 2010 (modifica il 25 aprile 2012)
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2-“POSSIBILMENTE CARCINOGENI”
-CORRIERE DELLA SERA:
SALUTE
Allarme dell’Oms su cellulari e wi-fi,«Rischio tumori del sistema nervoso»
La ricerca di un’agenzia dell’Organizzazione mondiale della sanità. Ma sono necessari altri approfondimenti
di Redazione Online Salute

MILANO- La radiofrequenze dei telefoni
cellulari e di altri apparati di comunicazioni wireless «potrebbero
causare il cancro negli essere umani». Lo ha deciso un gruppo di 34
esperti dell’Agenzia Internazionale per la ricerca sul
cancrodell’Organizzazione Mondiale della Sanità che al termine di una
review degli studi sul tema ha definito i campi elettromagnetici come
«possibilmente carcinogeni».
TEST SUGLI ANIMALI –La valutazione
del panel di esperti, che sarà contenuta in una monografia di prossima
pubblicazione, si basa sia sui test sugli animali effettuati finora che
sui dati degli studi epidemiologici sull’uomo: «In entrambi i casi le
evidenze sono state giudicate limitate per quanto riguarda il glioma e
il neurinoma acustico (tumore del nervo uditivo ndr) – ha spiegato
Jonathan Samet, che ha coordinato il gruppo di lavoro – mentre per altri
tipi di tumore non ci sono dati sufficienti».
ALTRI STUDI – Gli esperti hanno
sottolineato che serviranno ulteriori ricerche prima di avere
conclusioni definitive: «La nostra classificazione implica che ci
potrebbe essere qualche rischio – ha aggiunto l’esperto – e che tuttavia
dobbiamo continuare a monitorare con attenzione il legame tra i
cellulari e il rischio potenziale. Nel frattempo è importante prendere
misure pragmatiche per ridurre l’esposizione, come l’uso di auricolari o
il preferire i messaggi di testo alle telefonate ove possibile». Anche
dall’Istituto Superiore di Sanità si sottolinea la necessità di studi
ulteriori: «Quello più importante si chiama Cosmos, e coinvolge 250mila
persone in tutta Europa – conferma Susanna Lagorio epidemiologa
dell’Istituto scientifico del Ministero della Salute – e dovrebbe
riuscire a superare tutte le limitazioni dei precedenti. Nel frattempo
le raccomandazioni di limitare l’uso del telefonino sono più che altro a
scopo precauzionale, perchè solo l’Oms può dare indicazioni di salute
pubblica, e lo farà probabilmente tra due anni in un volume apposito
sulle radiofrequenze».
IL SIGNIFICATO – Sul rapporto tra
cellulari e tumori la scienza in questi anni si è divisa: alcuni studi
hanno ritenuti i telefonini potenzialmente cancerogeni, altri li hanno
assolti e altri ancora, come la ricerca Interphone, finanziata
dall’Organizzazione mondiale della sanità e i cui risultati erano stati
diffusi lo scorso dicembre, non erano arrivati ad alcuna certezza che
l’utilizzo dei cellulari, anche prolungato, potesse aumentare il rischio
di tumori al cervello. Oggi l’Oms, grazie al suo gruppo di 34 esperti
che ha definito i campi elettromagnetici come «possibly carcinogenic»,
cerca di aggiungere un tassello alle attuali conoscenze. Rimangono
perplessità che lo studio Interphone , il più grande mai effettuato
sulla pericolosità dei telefoni cellulari, non era riuscito a dissipare
nonostante 10 anni di lavoro, più di 19 milioni di euro e 10mila
interviste condotte in 13 Paesi. Le cifre uscite dalla ricerca parlavano
di un’assenza di rischio per gli utilizzatori, fatta eccezione per i
più assidui, anche se erano gli stessi autori a mettere le mani avanti.
«I risultati non ci permettono di dire che c’è qualche rischio associato
all’uso dei telefonini – afferma va Christopher Wild, direttore
dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) dell’Oms,
che ha finanziato lo studio – ma è anche prematuro affermare che il
rischio non c’è». I risultati dello studio avevano mostrato una minore
probabilità di sviluppare i tumori in chi utilizzava poco il telefonino
rispetto anche ai soggetti sani, mentre per gli utilizzatori più
assidui, che comunque non superavano la mezz’ora al giorno, è risultato
un maggior rischio per il glioma pari quasi a un terzo. In questi ultimi
mesi non sono mancati altri studi sull’argomento, spesso con risultati
contraddittori. Secondo una ricerca pubblicata lo scorso febbraio le
telefonate lunghe modificano l’attività del cervello nelle zone
limitrofe alla posizione dell’antenna, ma non è chiaro se questo
cambiamento di attività abbia dei significati dal punto di vista della
salute, e anzi per un’altra ricerca l’uso del telefonino aumenterebbe la
memoria. Un’altro studio aveva messo in luce invece alcuni effetti
negativi sulla fertilità. Tuttavia, nonostante le poche certezze, lo
scorso 27 maggio il Consiglio d’Europa di dire no ai telefonini nelle
scuole e far utilizzare nelle classi i collegamenti fissi per internet
invece del wi-fi per ridurre i pericoli derivanti dell’esposizione ai
campi elettromagnetici, sulla base del principio di precauzione.
ASSOTEL: «COME IL CAFFÈ» – «La IARC
(l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) ha classificato –
si legge in una nota di Assotelecomunicazioni (Asstel) l’associazione
aderente a Confindustria che rappresenta le imprese di telecomunicazioni
– l’esposizione ai campi elettromagnetici a radio frequenza nella
classe 2B in riferimento all’uso del telefono cellulare. Secondo la IARC
questo significa che “ci potrebbe essere qualche rischio” e che occorre
continuare a monitorare gli sviluppi scientifici. La classe 2B la terza
classe di classificazione su cinque e contiene altre sostanze di uso
comune come ad esempio il caffè e i sottoaceti». La IARC, ricorda anche
Assotelecomunicazioni, «ha valutato anche tutti gli studi
sull’esposizione ambientale e occupazionale ai campi elettromagnetici,
come quella delle antenne per telecomunicazioni, e li ha considerati,
invece, inadeguati a evidenziare un aumento dei rischi per la salute. La
decisione della IARC verrà ora esaminata dagli altri enti scientifici e
sanitari, tra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per la
valutazione complessiva dei rischi per la salute associati all’uso del
telefono cellulare».
CODACONS: «PRONTI A CLASS ACTION» – «Già da
tempo il nostro ufficio legale, sulla base delle conoscenze finora
acquisite ha avviato un studio sulla fattibilità di un class action in
favore di tutti coloro che utilizzano telefonini cellulari in relazione
ai danni alla salute da questi prodotti. Dopo l’allarme lanciato
dall’Oms la nostra azione collettiva prende sempre più forma ed è
destinata ad approdare a breve in tribunale». Lo afferma il presidente
del Codacons, Carlo Rienzi. «Lo scopo della nostra class action è quello
di far ottenere un risarcimento agli utilizzatori di cellulari per i
gravi rischi corsi legati alla possibile insorgenza di tumori. Dopo la
notizia diffusa oggi – prosegue Rienzi – chiediamo al Ministero della
Salute di obbligare i produttori di apparecchi telefonici ad apporre sui
cellulari avvertenze circa possibili pericoli per la salute al pari di
quanto già avviene per i pacchetti di sigarette».
31 maggio 2011 | 18:32
© RIPRODUZIONE RISERVATA
http:corriere.it/salute/sportello_cancro/11_maggio_31/oms-cellulare-wireless-cancerogeni_a5ba3960-8ba2-11e0-93d0-5db6d859c804.shtml
-VEDI QUESTO SCRITTO ANCHE SULLA PUBBLICAZIONE ORIGINALE NEL MIO BLOG DEI FATTI INTERNI:
https://dotciancimino.wordpress.com/2016/05/16/faites-internes-1continuation-288/
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